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La settimana di Pandolfini

L’INELUTTABILE DESTINO DI MELEAGRO NELLA PITTURA DEL CINQUECENTO VERONESE

Sul capo del piccolo Meleagro, figlio di Altea e del re di Calidone, città posta all’imbocco del golfo di Corinto, inizia ben presto a pendere un tragico destino: la sua vita è infatti appesa alle braci di un tizzone ardente che il suo consumarsi sarebbe coinciso con la morte dell’eroe. Per evitarlo la madre decide di custodire il tizzone in una cassa.
Sull’ importante tavola cinquecentesca di area veronese che verrà offerta durante la prossima asta di Dipinti Antichi del 26 novembre si assiste al sorprendente colpo di scena della storia. Altea sdegnata per l’uccisione del fratello da parte dello stesso Meleagro, dopo la celebre caccia al cinghiale calidonio, getta nel fuoco il tizzone decretando così la morte del figlio.
Il dipinto era parte di un articolato ciclo in cui era raffigurato l’intero mito, uno dei più conosciuti e fortunati sia nel mondo greco che in quello romano, destinato a un ambiente privato di un importante palazzo veneto.

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