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La settimana di Pandolfini

Alla scoperta del bucintoro

Tra le protagoniste della prossima asta del 16 e 17 dicembre “Libri, argenti, porcellane e maioliche, numismatica” troviamo una magnifica Osella del 1727 nella quale è raffigurato il “bucintoro”. Ma cos’è il bucintoro? Sono molte le storie che gravitano intorno all’origine di questa parola, derivante dal veneziano buzino d’oro (“burcio d’oro”) e latinizzato nel Medioevo come bucentaurus, una ipotetica creatura mitologica simile al centauro ma con corpo bovino. Questo ha portato erroneamente a ritenere che il nome derivi da una testa bovina utilizzata come polena della galea; il termine bucentaurus, tuttavia, non esiste nella mitologia greca, e, come testimoniano i numerosi dipinti dell’epoca, la polena dei Bucintori è Venezia sotto forma di Giustizia.

Al di là della misteriosa etimologia, con il termine bucintoro si allude, sin dal 1253, alla sontuosa galea della Repubblica di Venezia che, arricchita di preziose decorazioni ricoperte d’oro, veniva impiegata nelle occasioni di stato e soprattutto nell’antichissima cerimonia dello “Sposalizio del mare”, la tradizionale processione che si teneva ogni anno in occasione della Festa della Sensa, ossia dell’Ascensione, alla presenza della signoria e del doge. L’ultimo e più magnifico dei Bucintori venne commissionato dal Senato nel 1719 e fu oggetto di numerosissimi dipinti dei vedutisti veneziani del Settecento. La rappresentazione di questa osella allude al varo del terzo e ultimo Bucintoro nel 1727, manovrato da 42 remi e 168 rematori, distrutto poi dagli occupanti francesi nel 1797.

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