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La settimana di Pandolfini

DONATO BARCAGLIA VIRTUOSO SCULTORE LOMBARDO

Uno degli aspetti più belli e intriganti del lavoro di esperto in una casa d’aste è quello di imbattersi in opere d’arte che ci catturano per una loro particolarità, che ci trasmettono un’emozione o ci colpiscono per la loro bellezza formale: ciò fa scaturire un rapporto più intimo con l’opera, che porta ad una  ricerca appassionata sulle vicende che hanno portato alla sua esecuzione e ad un approfondimento della vita dell’artista e della storia collezionistica dell’oggetto.

L’esperto custodisce l’opera come se appartenesse a una propria, virtuale collezione privata, la cui durata coincide col tempo di permanenza presso la casa d’aste sino alla vendita, che porterà all’inevitabile dispersione di tutto il nucleo di opere raccolto con cura ed attenzione. Dal primo contatto con essa inizia un continuo succedersi di emozioni e di ricerche che porteranno alla valorizzazione dell’oggetto, dati ed emozioni di cui l’esperto partecipa i clienti coinvolgendoli con professionalità e sensibilità personale. Questo è accaduto anche per il bel gruppo scultoreo Amore acceca di Donato Barcaglia, firmato e iscritto Milano, che abbiamo il piacere di presentare nel nostro catalogo Dal Rinascimento al primo Novecento, percorso attraverso cinque secoli di pittura, vendita che si terrà il 2 febbraio 2021 a Firenze.

Il lavoro di Barcaglia, come quello di molti altri scultori italiani dell’800, si contraddistingue per qualità stilistica e grande raffinatezza: ci ha appassionato il virtuosismo con cui l’artista ha scolpito l’angioletto svolazzante intento a tenere chiuse, con le sue manine paffute, le palpebre della fanciulla ritratta in piedi, così come l’elegante bouquet floreale ai piedi di quest’ultima, modellato sinuosamente sulla gamba flessa.

Leggendo la biografia dello scultore milanese si scopre che già dal 1868, con il marmo Ritorno dalla Vendemmia collocato dal re Vittorio Emanuele II nelle sale del Palazzo Reale di Milano, egli si trovò immediatamente catapultato nel firmamento del mercato ambrosiano; la sua fu una carriera felicissima, grazie soprattutto alla sua capacità di lavorare il marmo levigandolo alla perfezione e arricchendolo con dettagli di grande finezza.

I biografi di Barcaglia riportano la notizia di una prima versione di Amore acceca premiata nel 1875 con medaglia d’oro all’Esposizione fiorentina; lo stesso soggetto fu presentato alla mostra di Torino del 1884, ma le regole del concorso permettono di escludere che l’opera esposta in quella circostanza fosse già stata presentata ad altre esposizioni nazionali e che fosse stata realizzata prima di un decennio dall’apertura della rassegna torinese. Ciò ci viene in aiuto nella datazione del marmo, dato che Barcaglia era solito compiere diverse repliche delle sue opere meglio riuscite: la nostra scultura fu certamente una di queste, tanto che lo stesso soggetto fu scelto anche per l’Esposizione Nazionale organizzata a Milano nel 1906 in occasione delle celebrazioni per il valico del Sempione, senza nemmeno essere sottoposto, per l’accettazione, al giudizio della Commissione d’ordinamento.

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