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La settimana di Pandolfini

EL MATT DI GUASTALLA

Ligabue è stato un grande matto ed un grande pittore ed è uno degli esempi più straordinari che dimostrano che la follia è compatibile non solo con la creatività ma con la grande arte.

Vittorino Andreoli, 2009

Nel 1960 venne realizzato il docufilm Lo specchio, la tigre e la pianura, da Romolo Manieri e Raffaele Andreassi con la collaborazione di Guglielmo Petroni, Giuseppe Aquari e Sergio Pagoni; il documentario vinse l’ Orso d’Argento al Festival Cinematografico di Berlino nel 1961. Da questo incontro nacque una sincera amicizia con tutta la troupe, in particolare con Romolo Manieri che acquistò alcuni dipinti di Antonio Ligabue, tra questi i “Fiori” del 1960 un olio su tela di cm 50×40, che al retro riporta la dicitura “Dipinto a Guastalla (Re) da Antonio Ligabue per Romolo Mainieri”, a riprova della grande stima che l’artista aveva nei confronti del documentarista. L’opera sarà presente nell’asta del 20 gennaio 2021 e avremo la fortuna di poter proiettare il documentario originale durante l’esposizione.

L’autodidatta Antonio con slancio impressionista e con lo stupore di un bambino scoprì i segreti della materia in modo quasi ossessivo, dipingeva a tinte smaglianti e con pennellata convulsa: autoritratti, tigri, cervi, lepri, galli, leopardi, leoni immersi nella natura selvaggia che ingaggiano una lotta per la sopravvivenza, ma anche cavalli, buoi, cortili, paesaggi e villaggi. Si dedicò anche alle composizioni floreali, vasi di fiori ricolmi di sofisticati cromatismi, di materia carnosa e sensuale, una nota di dolcezza nella sua difficile esistenza che, insieme ai travestimenti “al femminile”, forse lo facevano sentire meno solo. La pittura era per Ligabue il rifugio nel suo mondo interiore, il transfert per estraniarsi dal disagio esistenziale e dalla deformazione fisica. L’arte era il suo racconto personale, il diario del disagio mentale, il grido feroce della sofferenza ma anche il “riscatto sociale” raggiunto negli ultimi anni di vita.

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