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La Settimana di Pandolfini

L’ULTIMA OPERA DI RAFFAELLO SERNESI

“Dopo appena 3/4 d’ora di combattimento fui colpito da una palla nell’estremità della gamba sinistra e restai sul campo fino alla fine del combattimento. Gli Austriaci restati padroni del campo vennero a prendere i feriti per trasportarli negli Ospedali. Io ora mi trovo nello Spedale di Bolzano dove siamo ricolmati di cure e di gentilezze, che fano dimenticare un poco l’esser lontano dalla sua Patria. La mia ferita non è grave, sicché non potrà aver triste conseguenza, per cui tranquillizzatevi che finita la guerra tornerò tra voi”

Così scrive il giovane macchiaiolo Raffaello Sernesi alla sorella Olimpia il 21 luglio 1866, senza sapere di non poter mantenere la promessa fatta, destinato a morire il mese successivo lasciando il mondo dell’arte a soli 28 anni. Quel mondo per cui si era battuto con tutto sé stesso, abbracciando la rivoluzione macchiaiola con il medesimo impeto patriottico con cui decise di battersi nella seconda e terza guerra di indipendenza. Sernesi non tornerà mai a casa dalla famiglia, ma di lui rimarrà quello che si ritiene essere -con l’inevitabilità di suggestioni quasi profetiche- il suo ultimo quadro: Il Duello a Poggio Imperiale. Un filo diretto lega, dunque, il bozzetto venduto da Pandolfini nell’asta del 14 maggio 2019 alla straordinaria versione definitiva che abbiamo l’onore di riportare alla luce nel nostro catalogo della vendita dedicata di Dipinti del XIX secolo del 15 novembre prossimo. Rispetto al bozzetto, nell’opera presentata –anch’essa databile al fatidico 1866- il sentiero sterrato si arricchisce dei protagonisti di spalle -dei quali si conserva uno studio a matita presso il Gabinetto dei disegni e delle stampe degli Uffizi-, mentre il muretto permane a delimitare l’orizzonte e le chiome degli alberi sono lambite dai raggi del sole. Il pennello del pittore costruisce la scena con quell’equilibrio strutturale e cromatico in grado di rivelare le instancabili ricerche della poetica della ‘macchia’, la consapevolezza della complessità nella ricerca della semplicità e l’amore per una natura non edulcorata, mentre la sensibilità malinconica e delicata dell’artista accompagna lo spettatore in un angolo silente, nell’apparente quiete che può precedere l’evento che può cambiare la vita o addirittura porvi fine.

 

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