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La Settimana di Pandolfini

“A NATALE PUOI…”

Quale miglior modo per avvicinarsi a Natale se non con un’asta di pastori da presepe napoletani? Proprio per questo nei giorni tra il 7 e il 15 dicembre sarà possibile partecipare ad un’asta on line dedicata da Pandolfini ad un’importante collezione composta da una settantina di figure da presepe, testimonianza della più alta tradizione presepiale napoletana, con la possibilità per i collezionisti di arricchire i propri presepi, ma anche per i neofiti di avvinarsi a questo straordinario mondo, capace di attirare l’attenzione di un uomo di cultura come Goethe, che nel racconto del suo famoso viaggio in Italia riferì di essere rimasto colpito da questa strana usanza napoletana di riprodurre nel presepe la scena della Natività e darle come contorno il paesaggio cittadino, ricco delle più svariate tipologie di popolo con relative usanze e costumi.

La prima menzione di un presepe nell’area napoletana risale al 1324, ma è a partire dalla seconda metà del Quattrocento che nella Napoli aragonese cominciò a diffondersi l’uso di allestire presepi e se ne definì l’iconografia, per arrivare agli inizi del Settecento, quando se ne codificarono le caratteristiche, dalla dimensione delle figure, detta “terzina”, che poteva variare tra i 35 ai 40 centimetri circa, fino alla sostituzione delle teste lignee con quelle in terracotta policroma con occhi di vetro soffiato dipinti a mano. Gli arti, invece, continuavano ad essere realizzati preferibilmente in legno (l’essenza preferita era il tiglio), così da risultare meno fragili e più adatti all’innesto sul manichino, e anzi nel tempo il persistere di arti in legno divenne sempre più un elemento di qualità dei pastori. Gli effetti del modellato erano poi enfatizzati dalla “coloritura”, dalla dipintura cioè delle teste e degli arti, con una tecnica abbastanza complessa ed affidata ad artigiani specializzati, che prevedeva l’applicazione di successive mani di colore sulla superficie modellata, ricoperta poi da un sottile velo di cera per rendere in modo più efficace le sfumature dell’incarnato. Le teste erano fissate al busto con un legaccio che passava nei fori della “pettiglia” e della fascia dorsale, mentre gli arti erano applicati al manichino (ancora realizzato con filo di ferro e stoppa) infilando le estremità sporgenti del fil di ferro nei fori praticati nel legno. Infine si procedeva alla vestitura, compito di artigiani specializzati nella realizzazione in miniatura di abiti, calzature, accessori ed ornamenti di vario genere.

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