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La Settimana di Pandolfini

A PASSEGGIO TRA I BERSÒ DELLE VILLE VENETE

Nel corso del Settecento, le famiglie aristocratiche iniziarono a trascorrere nelle residenze di campagna periodi sempre più prolungati, e le ville divennero luoghi di rappresentanza tanto quanto lo erano le dimore cittadine. Gli interni vennero ornati con affreschi e stucchi sul gusto dell’epoca. Con la medesima cura e con risultati sorprendenti, vennero ampliati e arricchiti anche i giardini all’italiana, sul modello dei Jardins di Versailles. I giardini all’italiana si sviluppavano attorno al viale di accesso alla villa, secondo una struttura geometrica e simmetrica: filari di cipressi, lecci e pini marittimi fiancheggiavano la parte centrale formata da siepi di bosso potate ad arte, boschetti, tassi a foggia di sculture vegetali, architetture verdi, labirinti e berseau. A completare l’adorno dei giardini, una ricca componente architettonica costituita di statue, fontane, belvederi, ninfei, grotte e torrette.
“Ormai tutti sono partiti per le ville e i loro possedimenti…”, scriveva Goethe nelle note del 14 ottobre 1786, nel suo Viaggio in Italia. Ed era proprio questo lo scenario in cui le famiglie della nobilità accoglievano gli ospiti durante le stagioni della mietitura e della vendemmia. L’occasione era solo un pretesto per organizzare eventi sfarzosi, come balli, feste, concerti e rappresentazioni teatrali. Ma la principale attrattiva della villeggiatura erano i giardini, in cui i nobili trascorrevano le giornate passeggiando e conversando allegramente tra i berseau, facendo musica o recitando composizioni poetiche e partecipando a grandi balli mascherati.
In questo contesto si colloca la creazione del celebre decoro a bersò, reinterpretazione veneziana del termine francese berseau (pergola), da parte della Manifattura Cozzi, che raffigura i giardini all’italiana delle ville venete, con le loro composizioni floreali, alberi, arbusti, laghetti e soprattutto i bersò, di sempre diversa forma architettonica. Il decoro comparve con un’incredibile varietà compositiva sia sui servizi da tavola denominati servizi delle ville, sia sui servizi da tè e da caffè: ogni pezzo di ogni servizio presentava infatti un’immagine differente. I primi servizi vennero realizzati già agli inizi dell’attività della manifattura.
Sulle tazzine con piattino, come quella che presenteremo nel catalogo della prossima asta di maioliche che si terrà la primavera ventura, in primo piano, si osservano accese composizioni floreali sui toni del rosso o del viola, da cui si aprono, come in un sipario teatrale, scenari naturalistici raffiguranti ricchi giardini con verdi architetture, sculture e rovine, mentre sullo sfondo scorgiamo le ville della nobiltà. Cozzi trasse certamente ispirazione per queste composizioni dalle rappresentazioni paesaggistiche di Francesco Zuccarelli, dalle Delizie del fiume Brenta di Francesco Costa e dalle incisioni di Giovanni Battista Piranesi.

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