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La Settimana di Pandolfini

TRE ESEMPLARI VENEZIANI DELLA PIÙ ANTICA FABBRICA DI PORCELLANA

Quella della manifattura Vezzi a Venezia è la storia della prima fabbrica di porcellana in Italia.

Fu fondata a Venezia nel 1720 da Giovanni Vezzi, figlio di un ricco orafo che aveva avuto accesso di recente all’ambito patriziato, determinato a investire il patrimonio paterno per dare vita a questa straordinaria impresa, tanto breve quanto ambiziosa. La fabbrica Vezzi restò in attività per soli sette anni, sufficienti però a realizzare esemplari di rara fattura e a segnare un primato: è la terza manifattura in Europa dopo Meissen e Vienna, e la prima in Italia, anticipando di circa trentacinque anni la più fortunata stagione della manifattura veneziana Cozzi. La Vezzi era inoltre una delle poche fabbriche europee creata per operare su base puramente commerciale e, a differenza delle altre due manifatture di proprietà reale, non riceveva il sostegno finanziario dallo Stato. L’officina fu costretta a chiudere nel 1727 su pressione del padre di Giovanni, spaventato dai debiti accumulati dal figlio per il mantenimento della fabbrica.

Come le concorrenti anche la manifattura Vezzi si rivolgeva al gusto del XVIII secolo verso la raffinatissima e preziosissima porcellana cinese, tanto sottile da diventare trasparente, un vero e proprio oggetto del desiderio per nobili e facoltosi di tutto il continente. Il suo investimento puntava infatti a soddisfare il mercato d’élite cercando di imitare la candida porcellana cinese per creare un bene di lusso.

Fin dagli inizi Vezzi si era servito della maestria dei tecnici della porcellana di Vienna e Meissen, per poter acquisire le più aggiornate eredità tecniche del settore. Christoph Conrad Hunger, che vantava una carriera prima in Sassonia, vicino all’alchimista Bottger, e poi con Du Paquer a Vienna, ad esempio, venne chiamato ad occuparsi degli aspetti e problemi di produzione tecnica, dalla colorazione alla doratura. La sapienza tecnica veniva accompagnata dal gusto per la scelta dei modelli. Vezzi vedeva i suoi produttori ispirarsi ai prototipi orientali, senza tuttavia tralasciare i modelli tratti da oggetti d’oreficeria; in particolare erano stretti i rapporti esistenti tra la porcellana di Vezzi e le produzioni coeve in argento, in un interscambio continuo ed inevitabile di forme e decori come è normale tra le varie arti applicate. La decorazione di ispirazione orientale conviveva quella all’occidentale nella decorazione a rilievo: foglie, volute e mascheroni, prese dai decori dell’argenteria insieme a molteplici varianti di fiori ed arbusti a rilievo, di sapore orientale.

Le tipologie della produzione comprendono diverse porcellane rivolte all’Oriente come le tre che siamo lieti di presentare nell’asta a tempo di Tazzine da collezione, online dall’8 al 15 febbraio 2024. Tre raffinate tazze di forma orientale prive di manici, in porcellana dipinta in azzurro sottovernice con lumeggiature in oro, una arricchita da tocchi in rosso ferro, e una terza in porcellana dipinta in bruno di manganese e abbondanti lumeggiature in oro. Le prime due presentano un decoro tipico della fabbrica con due campanule entro un cerchio all’interno della tazzina, mentre lungo le pareti esterne corre un motivo di alberelli con foglie e viticci intrecciati. La terza si distingue per la decorazione che prevede piccoli edifici orientali disposti su terrazze legate tra loro da arbusti fioriti e un fiore con stelo fogliato all’interno.

Le porcellane presentano naturalmente il marchio della fabbrica, costituito da molteplici varianti della parola VENEZIA, scritta per esteso e in forma abbreviata. Tre testimonianze straordinarie della stagione Vezzi, tanto più preziose se si pensa che della produzione veneziana sono sopravvissuti ad oggi poco meno di duecento pezzi.

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