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La Settimana di Pandolfini

ANTONIO LIGABUE: LA LOTTA DEI GALLI

Nell’asta del 19 giugno a Milano sarà presentato uno spettacolare dipinto di Antonio Ligabue Lotta di Galli del 1960, un olio su tela dalle grandi dimensioni cm 131×181, il più grande mai realizzato per soggetto, e di particolare importanza per la vasta presenza compositiva di soggetti e particolari della vita agreste, numerose e variopinte piume sparse per tutta l’aia rendono ancora più realistico il combattimento in corso tra i due galli mentre tutto intorno prosegue nel suo gesto quotidiano.

L’opera che è stata anche nella collezione della Galleria Negri di Guastalla, esposta in varie mostre dedicate all’artista è presente nel catalogo al n. 647 dove viene così descritta: Il dipinto, di dimensioni considerevoli e rare per l’artista, manifesta un’articolazione compositiva e spaziale particolarmente ricca. La tensione dello scontro dei due galli, gonfi nel loro elegantissimo piumaggio, si disperde infatti in un pollaio affollato di animali straordinariamente descritti, con un coniglio intento a rosicchiare delle foglie, un gruppo di tacchini, diverse galline impegnate a beccare e, in basso a sinistra, una chioccia con i pulcini davanti ad una scodella con il mangime. Minutamente definito è anche il paesaggio al di là dell’arco, con le galline accanto alla fattoria e la strada che, con prospettiva empirica, conduce verso il gruppo di case in lontananza. (S.S).

Il mondo animale è una presenza incisiva e importante nell’arte e nella vita di Antonio Ligabue, sono numerosi i suoi dipinti che ritraggono animali domestici durante la quotidianità contadina, solitamente sullo sfondo della Bassa Padana, terra d’adozione, o di belve feroci mentre mettono in atto un violento scontro predatorio. Gli animali domestici sono una visione quotidiana la cui ispirazione è tutta dal vivo, mentre per ritrarre le belve feroci la sua fonte sono i libri che consultava in biblioteca o le proiezioni cinematografiche, al tal proposito si narra che durante la visione dei film Ligabue commentasse con accalorato fervore a favore degli animali tanto da essere allontanato dalla sala, così come si racconta parlasse agli animali nello stesso modo in cui si rivolgeva agli uomini, espressioni nette, frasi schiette e senza preamboli, era lapidario, o premiava o puniva, ma soprattutto amava benedire animali e umani come forma di saluto.

A Guastalla vi era finito esiliato tra i poveri ma Ligabue nel mondo agreste si sentiva a suo agio, emancipato tra gli emancipati, solitario ma libero, folle ma genio, in opposizione all’avvento della società industrializzata che tendeva a omologare il normale e isolare il diverso lui sapeva di essere diverso ma poco importava era la sua arte a parlare per e di lui. L’autodidatta Antonio con pratica impressionista e con stupore infantile scoprì i segreti della materia in modo quasi ossessivo, dipingendo a tinte smaglianti e con pennellate convulse galli, tacchini, tigri, cervi, lepri, leopardi, leoni immersi nella natura che, quasi sempre, ingaggiano una lotta per la sopravvivenza, ma anche cavalli, buoi, cortili, paesaggi e villaggi.

Ligabue operava sempre iniziando dall’alto della tela per poi procedere fino al margine inferiore, un approccio che gli permise di ricreare mentalmente il movimento e l’aspetto reale degli animali grazie anche alla sua sorprendente memoria. L’artista aveva una conoscenza non ordinata tanto meno scolastica, sicuramente più colta di quanto la sua vita da paria ci faccia pensare. Che siano animali molto vicino all’uomo o esotici predatori per Ligabue sono il transfer per comunicare il suo conflitto interiore e sociale. Una costante lotta per la sopravvivenza e l’accettazione dove la vittima soccombe al carnefice che si nutre dell’essere a lui inferiore.

La pittura era per Ligabue il rifugio nel suo mondo interiore, il transfert per estraniarsi dal disagio esistenziale e dalla deformazione fisica. L’arte era il suo racconto personale, il diario del disagio mentale, il grido feroce della sofferenza ma anche il “riscatto sociale” raggiunto negli ultimi anni di vita.

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