Image Alt

La Settimana di Pandolfini

PINOT GALLIZIO: L’ALCHIMISTA DELL’ARTE

“Qualche volta si nasce morti… e si può morire vivi”

Pinot Gallizio

Giuseppe (Pinot) Gallizio è una figura complessa ed estremamente eclettica nell’ambito dell’arte contemporanea italiana del XX secolo. Nato nel 1902 ad Alba, in Piemonte, Gallizio ha attraversato un percorso vitale ricco di esperienze e di profonde riflessioni che hanno influenzato non solo la sua produzione artistica ma anche il suo modo di interpretare il mondo circostante.

La sua formazione inizia con lo studio della chimica e della farmacia a Torino, dove si laurea nel 1924. Questo background scientifico, insieme alla sua esperienza come ufficiale farmacista durante la Seconda Guerra Mondiale e come partigiano durante la resistenza, contribuisce a plasmare il suo approccio alla vita e all’arte.

Dopo la guerra, Gallizio ritorna ad Alba, sua città natale, dove trova lavoro in una farmacia e si impegna attivamente nella vita politica locale, dapprima con la Democrazia Cristiana e successivamente con il Partito Comunista Italiano. Tuttavia, è nell’arte che Gallizio trova la sua vera passione e vocazione.

Cruciale, nella sua carriera artistica, è l’incontro con il giovane pittore Piero Sismondo nel 1952, che segna l’inizio di una nuova fase nella vita di Gallizio. Nonostante la sua età avanzata, si getta con fervore nell’esplorazione del mondo dell’arte, utilizzando le conoscenze di chimica acquisite durante gli anni di studio per sviluppare nuove tecniche artistiche. Dall’anno successivo inizia la produzione di Gallizio con i primi vasi in terracotta. Nel 1954 conosce Asger Jorn che per il Movimento internazionale per una Bauhaus immaginista organizza gli incontri internazionali della ceramica a cui prendono parte artisti quali Fontana, D’Angelo, Scanavino, Appel, Corneille, Matta e molti altri.

Nel 1955 produce i primi monotipi e il 29 settembre fonda, con Jorn e Sismondo, il Primo laboratorio di esperienze immaginiste del movimento internazionale per una Bauhaus immaginista. Al gruppo si unisce Enrico Baj e il nome di Gallizio inizia a essere conosciuto in tutta Europa. Il laboratorio creato ad Alba diventa il centro della sua produzione artistica, un luogo di sperimentazione e di ricerca dove Gallizio esplora nuovi modi di comunicare e interpretare la realtà che lo circonda. La sua attività artistica si caratterizza per una frenetica ricerca di significati e di espressioni, che lo porta a esplorare una vasta gamma di tecniche e stili, dalla pittura alla scultura, dalla grafica alla poesia visiva.

Il punto culminante della sua carriera artistica arriva nel 1956 con l’apertura del Primo Congresso Mondiale degli Artisti Liberi ad Alba. Questo evento, che attira artisti provenienti da tutto il mondo, segna l’inizio dell’Internazionale Situazionista e della sua visione della Pittura Industriale, un approccio provocatorio e critico all’arte che sfida le convenzioni tradizionali e il mercato dell’arte.

Pinot vede l’arte come uno strumento di comunicazione e critica sociale, e la sua produzione artistica riflette questa visione radicale e provocatoria. Attraverso gesti estremi come la vendita della tela “al metro”, egli cerca di sottolineare l’alienazione e la mercificazione dell’arte, sfidando le convenzioni del sistema artistico dominante. La sua attività artistica e il suo impegno politico si intrecciano in un’opera profondamente impegnata, che continua a suscitare dibattiti e riflessioni ancora oggi.

Anche se la sua vita si conclude improvvisamente nel 1964, il suo lascito artistico continua a vivere attraverso le sue opere e il suo spirito ribelle. Nello stesso anno della sua morte, la Biennale di Venezia gli dedica una sala nella parte dei Giardini, in cui verrà esposta l’opera in esame, Coperta funebre di I classe, in asta il 19 giugno a Milano, realizzata un anno prima dall’artista, nel 1963, appartenuto alla collezione del caro amico Luciano Pistoi. Questo imponente olio su tela di grandi dimensioni, è esemplificativo dei suoi ultimi anni di vita: la materia è densa e il colore pare incenerito, quasi come se avesse avuto una premonizione di ciò che sarebbe accaduto. In questi anni, dopo un periodo di intensa attività pubblica, Gallizio si ritira in un’esistenza solitaria, chiudendosi nel suo studio. Lì installò la Stanza nera, una sorta di apparato funerario in cui raccoglieva e legava i suoi oggetti più preziosi – pennello e spatola, mortaio da erborista, alambicco da chimico – su scaffali dipinti di nero. Preparò il suo lutto, proprio come, un anno prima, aveva fatto un altro innovatore dell’arte italiana, Piero Manzoni, il quale, prevedendone la fine, riorganizzò i suoi averi e li sistemò in piccole buste nere. Forse ognuno di questi artisti si preparava ad una sepoltura pagana, circondandosi solo di oggetti cari da portare con sé nel suo lungo viaggio.

Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
50122 Firenze - Italia
Tel. +39 055 2340888/9
Fax +39 055 244343
info@pandolfini.it

Via Alessandro Manzoni, 45
20121 Milano
Tel. +39 02 655.60807
Fax +39 02 620.86699
milano@pandolfini.it
Orari di apertura:
Lun - Ven 9-13 / 14.30-18.30

Via Margutta, 54
Roma
Tel. +39 06 3201799
Orari di apertura:
Lun - Ven 9.30-13.30
Il pomeriggio su appuntamento