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La Settimana di Pandolfini

UN’URNA CINERARIA E IL SUO RACCONTO SILENZIOSO

La sepoltura, concettualmente e materialmente, rappresentava il momento in cui la comunità dei vivi ridefiniva la propria struttura, giustificando da un lato la perdita dell’ormai defunto e dall’altro manteneva vivo il ricordo di esso così com’era; non è un caso che le spoglie di chi non c’era più venissero “nascoste” agli occhi dei vivi; si seppelliva per non assistere al cambiamento corporeo o si cremava e si deponeva per lo stesso motivo (oltre che per motivi religiosi). La sepoltura materiale era solo parte del rituale funebre.

Nell’Antica Roma, e in particolare nel I-II secolo d.C., la pratica funeraria della cremazione divenne forse la più utilizzata dalla società romana a tutti i livelli. Questi, seppur in base alla propria disponibilità economica, quando possibile commissionavano contenitori, urne, atte alla deposizione delle ceneri del defunto. Esse venivano realizzate in terracotta o in marmo e spesso riportavano epigrafi con l’intento di veicolare un messaggio ai posteri.

Pandolfini Casa d’Aste presenterà, nel corso della prossima asta di Archeologia, una delle varie attestazioni funerarie in questo senso; un’urna cineraria in marmo del I-II secolo d.C., composta da coperchio spiovente con quattro acroteri a palmette poste agli angoli. L’elemento frontonale centrale presenta un volto femminile incentrato in un medaglione a conchiglia, mentre il corpo dell’urna vede spiccare una ghirlanda, simbolo di prosperità, sorretta dal becco di due aquile simboleggianti la forza e la dignità. Tutti questi elementi fanno da contorno all’iscrizione posta centralmente, che recita:

D(is) M(anibus) L(ucio) Sarioleno Achilaeo C(aius) Octavius Mnestus Amico B(ene) M(erenti) Fecit. Vix(it) An(nis) XXV.

Tradotto:

Caio Ottavio Mnesto dedicò a Lucio Sarioleno Achilaeus, un meritato amico. Ha vissuto 25 anni.

Da questa epigrafe si apprende che Caio Octavius Mnestus commissionò tale urna per il suo defunto amico Lucio Sariolenus Achillaeus che morì all’età di venticinque anni. I due nomi sono greci e probabilmente si riferiscono a liberti.

Un reperto che incarna materialmente l’affetto e la memoria di chi, duemila anni fa, visse e morì prematuramente.

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