L’ICONA DI FRANCO ANGELI

Realizzata tra il 1971 e il 1972, Icona. Primo viaggio attraverso le emozioni di un paese chiamato URSS insieme a Marina, con Marina, a Marina appartiene a una stagione cruciale della ricerca di Franco Angeli, nella quale vicenda privata, memoria storica e tensione politica si fondono in un linguaggio di intensa forza poetica. Il titolo stesso rivela la natura profondamente autobiografica dell’opera: il riferimento a Marina Ripa di Meana, compagna di quegli anni, trasforma il dipinto in una sorta di diario sentimentale, dedicato a un viaggio che assume il valore di un’esperienza tanto esistenziale quanto simbolica.
L’incontro tra Angeli e Marina Ripa di Meana, avvenuto nel 1967 durante il Festival dei Due Mondi di Spoleto, diede vita a una relazione intensa, anticonvenzionale e spesso definita dalla stessa Marina come un “amore kamikaze”. Il loro legame fu caratterizzato da una forte condivisione intellettuale e da una continua esposizione pubblica, ma anche da profonde inquietudini personali. Il viaggio in Unione Sovietica, compiuto all’inizio degli anni Settanta, si inserisce in questo contesto come un momento di confronto diretto con un universo politico e culturale che aveva accompagnato Angeli fin dagli anni della giovinezza. Pur essendosi allontanato dal Partito Comunista dopo i fatti d’Ungheria del 1956, l’artista non rinunciò mai a interrogarsi sul significato dei simboli della sinistra internazionale, continuando a guardare all’URSS come a un luogo carico di memoria, contraddizioni e tensioni ideali.
Fin dagli esordi, infatti, Angeli aveva costruito la propria pittura attraverso l’appropriazione di immagini appartenenti alla storia e al potere. Aquile imperiali, svastiche, falci e martello, dollari, lapidi, insegne e bandiere vengono sottratti alla loro funzione originaria per essere immersi in una dimensione sospesa, velata, dove il simbolo perde la propria retorica e si carica di nuovi significati. Come osservava Maurizio Calvesi, Angeli non rappresenta il simbolo per celebrarlo, ma per restituirlo alla memoria, rendendolo fragile, ambiguo e profondamente umano.
In quest’opera tale procedimento si estende a una delle immagini più antiche e universalmente riconoscibili della tradizione cristiana: l’icona della Madonna. Lontano da qualsiasi intento devozionale o provocatorio, Angeli sceglie l’icona come archetipo culturale, ponte ideale tra la tradizione religiosa orientale e la storia dell’Unione Sovietica. L’immagine sacra viene reinterpretata attraverso il suo personale vocabolario pittorico, diventando il luogo in cui si sovrappongono memoria privata, esperienza del viaggio e riflessione politica. L’opera sarà presentata nella prossima asta di Arte Moderna e Contemporanea, in programma il 18 novembre a Milano.
