SUSANNA E I VECCHIONI’ UN MITO RIVISITATO DA EFISIO OPPO

Cipriano Efisio Oppo, artista di primo piano della cultura italiana del Novecento, affronta il celebre tema biblico della Casta Susanna o Susanna e i vecchioni, rileggendo il mito classico alla luce del clima stilistico degli anni Venti. Tra le due guerre, l’arte italiana attraversa la fase del cosiddetto “Ritorno all’ordine” e dopo i fermenti delle avanguardie futuriste, gli artisti avvertono il bisogno di rifarsi alla grande tradizione classica, al volume, alla monumentalità e al rigore compositivo. Oppo, tra i fondatori della Scuola Romana e figura chiave nell’organizzazione delle Quadriennali d’arte, s’ inserisce appieno in questa ricerca. Il suo dipinto che raffigura la Casta Susanna, sarà uno degli highlights del catalogo dei DIPINTI DEL SECOLO XIX del 25 novembre prossimo. Nella grande tela Oppo riesce a conciliare la memoria dei maestri antichi con una sensibilità pienamente moderna, trasformando un episodio biblico di sopruso e moralità, in una riflessione senza tempo sulla forma, sulla luce e sulla solitudine del corpo umano. Il racconto dell’Antico Testamento in cui la giovane Susanna viene sorpresa al bagno e ricattata da due anziani giudici era stato per secoli il pretesto barocco o rinascimentale per rappresentare il nudo femminile in scene ricche di pathos e movimento. L’artista romano spoglia la scena dal drammatismo teatrale e la proietta in un’atmosfera sospesa e quasi metafisica. Il nudo di Susanna perde la morbidezza ideale del passato per acquisire una presenza solida e scultorea. I volumi sono ben definiti, levigati, quasi sintetici, rivelando l’influenza della pittura quattrocentesca italiana e delle coeve tendenze del “Realismo Magico”. I due vecchioni figurano non come minacciosi aggressori barocchi, ma come presenze inquietanti e sorde, architettate entro un gioco di sguardi e prospettive misurate Il dipinto Casta Susanna o Susanna e i vecchioni di Oppo ha segnato tappe fondamentali nella traiettoria espositiva dell’artista e l’opera viene presentata alla XV Biennale Internazionale d’Arte di Venezia (1926). Nel dipinto l’amore per la tradizione veneta cinquecentesca si coniuga con reminiscenze della pittura di Gustave Courbet e la sua esposizione alla Biennale di Venezia sancisce la piena maturità artistica di Oppo e la sua aderenza alle poetiche del “Ritorno all’ordine” e del Novecento Italiano. La Casta Susanna figura anche tra le dieci opere selezionate che l’artista presenta a Roma alla Mostra Sindacale di Roma (1929), una delle sue ultime grandi apparizioni pubbliche prima di dedicarsi quasi esclusivamente all’organizzazione culturale delle Quadriennali e delle grandi rassegne d’arte fasciste.